Intervista a Paolo Traverso, direttore della Pianificazione Strategica di FBK, sul progetto DIPS

La trasformazione digitale non è più un'opzione, ma una necessità per la competitività delle imprese e l'efficienza dei servizi pubblici. L'Italia, pur con significativi progressi negli ultimi anni, sconta ancora ritardi rispetto ad altri Paesi europei, soprattutto per quanto riguarda le piccole e medie imprese e alcuni settori della Pubblica Amministrazione.

In questo contesto, il progetto DIPS (Digitalization and Innovation of Public Services) rappresenta una risposta concreta e strutturata alle sfide della digitalizzazione. Nato nell'ambito del programma Europa Digitale e insignito del prestigioso "Seal of Excellence" dalla Commissione Europea, DIPS fa parte della rete degli European Digital Innovation Hubs (EDIH) e beneficia di finanziamenti PNRR per accelerare la trasformazione digitale di PMI e PA.

Ne parliamo con Paolo Traverso, direttore della Pianificazione Strategica di Fondazione Bruno Kessler, ente capofila di un partenariato che riunisce sette organizzazioni di eccellenza tra centri di ricerca, università, associazioni imprenditoriali e istituzioni finanziarie.

Paolo Traverso (FBK)

Buongiorno, dott. Traverso, e grazie per la sua disponibilità per l’intervista. Cominciamo facendo un quadro della situazione attuale. Qual è il livello di maturità digitale delle PMI italiane oggi? Esistono differenze significative tra Nord e Sud o tra settori?

Le piccole e medie imprese italiane si trovano oggi davanti a una grande opportunità: quella di compiere un vero salto di qualità nella propria maturità digitale. Per farlo, però, è necessario un cambiamento culturale. L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie di digitalizzazione rappresentano un motore di trasformazione potente, ma richiedono alle PMI di imparare a conoscerle e a comprenderne il reale valore. Non si tratta di sviluppare nuove soluzioni tecnologiche come fanno le big tech, ma di capire quando e dove queste tecnologie possono portare benefici concreti al proprio business.

In questo percorso, la collaborazione con chi studia e sviluppa tecnologia è fondamentale. Centri di ricerca come FBK - Fondazione Bruno Kessler, che hanno tra le loro missioni proprio la diffusione dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale nelle PMI, rappresentano un supporto cruciale per rendere l’innovazione accessibile anche alle realtà più piccole.

Le prospettive di mercato sono molto positive: grandi player come Microsoft stimano milioni di potenziali utilizzatori di soluzioni di intelligenza artificiale solo in Italia. E questo perché l’AI, insieme alla cybersecurity — ambiti centrali anche per il progetto DIPS — può generare vantaggi competitivi significativi.

Per quanto riguarda le differenze territoriali, il divario tra Nord e Sud esiste, come avviene in molte altre dimensioni economiche. Tuttavia, iniziative come il PNRR stanno offrendo al Mezzogiorno opportunità straordinarie di recupero. In alcuni casi, innovare può persino risultare più semplice proprio dove c’è meno rigidità nei modelli tradizionali. Anche per il Sud, quindi, questo è un momento favorevole per sviluppare nuove competenze digitali e adottare tecnologie avanzate.

 

Come valuta lo stato della digitalizzazione nella PA italiana? Quali servizi funzionano e quali sono ancora critici?

Anche la pubblica amministrazione italiana si trova davanti alla necessità di compiere un salto significativo nella propria maturità digitale. Le tecnologie più avanzate — dall’intelligenza artificiale alle soluzioni di cybersecurity — evolvono a un ritmo estremamente rapido. Per questo la PA non può più pensare alla digitalizzazione come a un semplice processo di acquisizione di strumenti “off the shelf”, da scegliere sul mercato, installare e poi mantenere nel tempo. La natura stessa di queste tecnologie richiede un aggiornamento continuo.

Il vero cambiamento, quindi, non riguarda soltanto le competenze tecniche interne, ma l’intera organizzazione del lavoro. Serve una struttura capace di gestire un ciclo costante di innovazione, collaborando in modo stabile con i centri di ricerca e adottando strumenti software che permettano di integrare e monitorare tecnologie in rapido mutamento. La cosiddetta AI literacy è certamente importante, ma da sola non basta: occorre una capacità istituzionale di interpretare i bisogni dell’ente e dei cittadini, traducendoli in soluzioni tecnologiche realmente utili.

È una trasformazione senza precedenti. Anche le rivoluzioni digitali del passato, come quella portata da Internet, hanno cambiato profondamente il modo di lavorare, ma non imponevano un’evoluzione quotidiana della tecnologia come accade oggi. Proprio qui risiede la principale sfida — e al tempo stesso la maggiore opportunità — per la PA italiana: costruire un modello organizzativo che renda possibile l’adozione efficace e sostenibile delle tecnologie avanzate, incluse quelle promosse dal progetto DIPS.

Quali sono gli ostacoli principali che frenano la digitalizzazione delle PMI: è una questione di costi, competenze, cultura aziendale o infrastrutture?

Secondo me è più una questione di competenze e cultura aziendale. Competenze perché bisogna che le aziende, aziende che adesso sono system integrators, diventino AI engineers, anche sulla cyber security. Ci vogliono quindi nuove competenze anche perché parliamo di tecnologie diverse da quelle del passato, quindi mentalmente e organizzativamente bisogna imparare a gestirle.

Può spiegarci cos'è il progetto DIPS e cosa significa aver ottenuto il "Seal of Excellence" dalla Commissione Europea?

Il progetto DIPS è un progetto molto importante perché affronta diversi temi. Partiamo da quello del test before invest: è molto importante per le piccole imprese perchè consente loro di verificare se investire nell’AI o nella cybersecurity possa essere utile al business aziendale. Insomma piantiamo un seme per andare poi avanti e capire se quel tipo di tecnologia innovativa può veramente rendere un'azienda, una piccola-media impresa soprattutto, più competitiva, aiutarla a offrire dei servizi migliori, dei prodotti più competitivi sul mercato.

Ma non solo, offriamo anche tutta una parte di formazione, di costruzione di reti, per capire dove sono i finanziamenti. Quindi il progetto DIPS copre in qualche modo tutti gli aspetti chiave che un’azienda deve tenere presente per poterle cavalcare la tecnologia e capire se può esserle davvero utile, senza limitarsi a subirla.

Aver ottenuto il Seal of Excellence è naturalmente un risultato di prestigio perché questo vuol dire che sono progetti che vengono ritenuti a livello europeo capaci di dare un forte impulso all'innovazione delle piccole e medie imprese.

Il progetto è finanziato con fondi PNRR e vede la collaborazione di 7 partner tra cui FBK, Università di Trento, EIT Digital e associazioni imprenditoriali. Come questa sinergia pubblico-privato garantisce un supporto completo alle PMI?

Questa sinergia pubblico-privato garantisce un supporto realmente completo alle PMI perché copre, in modo integrato, tutte le esigenze fondamentali per adottare nuove tecnologie.

Da un lato ci sono partner con una forte competenza tecnologica, come FBK, in grado di co-sviluppare soluzioni, servizi e prototipi insieme alle aziende, valutando concretamente la loro utilità e applicabilità. A questo si aggiunge la dimensione “access to finance”, assicurata da soggetti come Intesa Sanpaolo, che aiutano le imprese a individuare strumenti finanziari e opportunità di investimento.

Sul fronte della formazione, entrano in gioco attori specializzati come HIT - Hub Innovazione Trentino, 28DIGITAL e l’Università di Trento, che offrono sia percorsi imprenditoriali sia competenze accademiche. HIT fornisce una rete nazionale di potenziali utenti e imprese interessate, mentre 28DIGITAL amplia la prospettiva a livello europeo, facilitando l’accesso a mercati e partner internazionali.

Infine, il contributo di realtà come Confindustria Trento e la Federazione Trentina della Cooperazione consente di raggiungere capillarmente il tessuto produttivo locale, coinvolgendo imprese e cooperative che possono trarre beneficio dall’adozione di queste tecnologie.

In sintesi, la forza del progetto sta proprio nella completezza della partnership: competenze tecnologiche, formazione, accesso ai finanziamenti e connessione con il territorio si integrano per accompagnare le PMI lungo tutto il percorso di innovazione.

 

Per finire, qual è il suo messaggio a un imprenditore o amministratore pubblico che vuole iniziare un percorso di digitalizzazione? Perché DIPS può essere il partner giusto?

DIPS è il punto di partenza ideale per chi vuole intraprendere un percorso di digitalizzazione perché aiuta a mettere a fuoco ciò che davvero conta: capire quali tecnologie sono utili, se lo sono davvero e in che misura possono essere sostenibili per una piccola impresa o per una pubblica amministrazione. In altre parole, permette di costruire solide basi prima di investire tempo e risorse.

Ignorare oggi la trasformazione digitale significa rischiare di restare indietro. Le nuove tecnologie — dalla digitalizzazione avanzata all’intelligenza artificiale, fino alle più recenti pratiche di cybersecurity — stanno già ridisegnando la competitività. Chi non le adotterà consapevolmente si troverà inevitabilmente in svantaggio rispetto a chi saprà integrarle nei propri processi.

Proprio per questo DIPS fa la differenza: offre alle PMI e agli enti pubblici le competenze necessarie per valutare in modo concreto l’effettiva utilità delle tecnologie emergenti. Non si tratta di “saltare nel buio” seguendo mode o buzzword, ma di comprendere dove strumenti come l’intelligenza artificiale o le tecniche di cybersecurity possono davvero creare valore.

Questo approccio pragmatico, guidato e personalizzato è il vero valore aggiunto di DIPS: accompagnare imprese e amministrazioni verso scelte tecnologiche informate, sostenibili e realmente efficaci.

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